The Golden Sufi Center

The Return of the Feminnine

Il ritorno del Femminile e l'Anima del Mondo
Llewellyn Vaughan-Lee


Estratto in italiano

Capitolo 1:
Rivendicare il Mistero Femminile della Creazione


 

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Capitolo 1:
Rivendicare il Mistero Femminile della Creazione


“Allora la creazione riconobbe il suo Creatore nelle sue forme ed apparenze. Poiché in principio, quando Dio disse “E così sia!” i mezzi e la Matrice della creazione erano Amore, perché tutta la creazione si è formata attraverso di Lei in un batter d’occhio”
— Lo Spirito Santo come Sapienza, Santa Ildegarda di Bingen

LA MATRICE DELLA CREAZIONE

Il femminile è la matrice della creazione. Questa verità è qualcosa di profondo ed elementare che ogni donna conosce nelle cellule del suo corpo, nelle sue profondità istintive. La vita proviene dalla sostanza del suo stesso essere. Lei può concepire e generare, partecipare al grandissimo mistero di portare un’anima alla vita. Eppure abbiamo dimenticato, o forse siamo stati allontanati dalle profondità di questo mistero, da come la divina luce dell’anima crea un corpo nel grembo di una donna e da come la madre partecipa a questa meraviglia, offrendo il suo stesso sangue ed il suo stesso corpo a ciò che verrà alla luce. La nostra cultura centrata su un Dio disincarnato e trascendente ha deprivato le donne, negando loro la sacralità di questo semplice mistero di amore divino.

Ciò di cui non ci rendiamo conto è che una tale negazione patriarcale non colpisce soltanto ogni donna, ma anche la vita stessa. Quando neghiamo il divino mistero del femminile, neghiamo anche qualcosa che è fondamentale per la vita. Separiamo la vita dal suo nucleo sacro, dalla matrice che nutre tutta la creazione. Distacchiamo il nostro mondo da quell’unica sorgente capace di guarire, nutrire e trasformare. Quella stessa sorgente sacra che generato ciascuno di noi ci è necessaria per dare senso alla nostra vita, per nutrirla con ciò che è reale, e per rivelarci il mistero, lo scopo divino dell’essere vivi.

Poiché l’umanità svolge una funzione centrale in tutta la creazione, ciò che neghiamo a noi stessi lo neghiamo a tutta la vita. Privando il femminile del suo sacro potere e del suo scopo, abbiamo impoverito la vita in modi che non ci è facile comprendere. Abbiamo negato alla vita la sua sacra fonte di significato e divino scopo, qualcosa che le antiche sacerdotesse conoscevano bene. Potremmo pensare che i loro riti della fertilità e le altre cerimonie fossero legati soltanto al bisogno di procreare o di ottenere un raccolto abbondante. Nella nostra cultura contemporanea non riusciamo più a capire come invece essi servissero a rappresentare un mistero ben più profondo, un mistero che permetteva di collegare consapevolmente la vita alla sua sorgente nei mondi interiori, una sorgente che abbracciava tutta l’esistenza incarnazione del divino, consentendo alla meraviglia del divino di essere presente in ogni istante.

I giorni delle sacerdotesse, dei loro templi e delle loro cerimonie sono passati e poiché la saggezza del femminile non è mai stata scritta, ma solo trasmessa oralmente (il logos è un principio maschile), questa conoscenza sacra è andata perduta. Noi non possiamo richiamare il passato, ma possiamo testimoniare di un mondo privato di questa presenza, un mondo che sfruttiamo per avidità e potere, che violentiamo ed inquiniamo senza troppo preoccuparci. E’ giunto il tempo di cominciare a lavorare per riportarla tra noi, per ricollegarci al divino che è al centro della creazione, per riscoprire come operare con i principi sacri della vita. Senza l’intercessione del divino femminino saremo relegati nella desolazione fisica e spirituale che abbiamo creato, lasciando in eredità ai nostri figli un mondo ammalato e profanato.

La scelta non è complessa. Riusciamo a ricordare la totalità che è in noi, la totalità che unisce spirito e materia ? Oppure dobbiamo continuare a camminare lungo la via che ci ha allontanato dal femminino, che ha separato le donne dal loro potere e dalla loro conoscenza sacra ? Se scegliamo la prima opzione, possiamo cominciare a risanare il mondo, non realizzando progetti del maschile, ma rivolgendoci alla saggezza del femminile, la saggezza che appartiene alla vita stessa. Se scegliamo invece la seconda possibilità, possiamo tentare di trovare qualche soluzione superficiale attraverso le nuove tecnologie: possiamo combattere il riscaldamento globale e l’inquinamento con progetti scientifici, ma non arriveremo ad un vero cambiamento. Un mondo che non è più collegato alla sua anima non può guarire. Senza la partecipazione del divino femminile non può nascere niente di nuovo.

RIVENDICARE LA SUA SACRA SAGGEZZA

Se la conoscenza del sacro femminino è andata perduta, come possiamo sapere cosa fare ? Una parte della saggezza del femminile sta nell’attendere, ascoltare, essere ricettiva. A livello cosciente una donna non sa come si fa a portare la luce di un’anima nel proprio grembo e ad aiutarla nel dare forma ad un corpo: eppure questo mistero accade dentro di lei. Né sa in maniera consapevole come nutrire questa luce con la sua stessa luce, nello stesso modo in cui offre il suo sangue per aiutare il nuovo corpo a crescere. Lei è il mistero della luce che prende forma nella materia, e la sua gravidanza è un tempo fatto di ricettività, attesa, ascolto e percezione di ciò che sta accadendo in lei. Lei e la Grande Madre sono un unico essere, e se lei saprà ascoltare la sua interiorità riceverà la conoscenza di cui ha bisogno.

Forse abbiamo dimenticato la semplice saggezza femminile dell’ascolto: in quest’era dell’informazione inondata di tante parole può essere facile trascurare la conoscenza istintiva che arriva da dentro. Ma i sacri principi dell’esistenza non sono mai stati messi per iscritto: sono contenuti nel battito del cuore, nel ritmo del respiro, nel fluire del sangue. Sono vivi come la pioggia e i fiumi, il crescere e il calare della luna. Se impariamo ad ascoltare possiamo scoprire che la vita, la Grande Madre ci sta parlando, raccontandoci quello che abbiamo bisogno di sapere. Viviamo in un’epoca in cui il mondo sta morendo in attesa di poter rinascere, ma tutte le parole disponibili nelle nostre biblioteche e su Internet non riescono a dirci cosa dobbiamo fare. Il sacro femminino invece può condividere con noi i suoi segreti, dirci come andare avanti, come poter essere la levatrice della sua rinascita. E poiché noi siamo i suoi figli, può parlare a ciascuno di noi, se abbiamo l’umiltà di ascoltare.

Come possiamo ascoltare qualcosa che non conosciamo ? Come possiamo rivendicare qualcosa che è andato perso da così tanto tempo ? Ogni momento è nuovo. Il momento presente non è soltanto la progressione dei momenti passati, ma vive in un modo tutto suo, completo e perfetto. Ed è questo momento che richiede la nostra attenzione. Solo nel momento possiamo essere pienamente allerta e rispondere a ciò che è davvero necessario. Solo nel momento presente possiamo essere pienamente attenti. Sono nel momento presente il divino può prendere vita. Gli uomini sono capaci di pianificare, ma una madre attenta ai suoi bambini conosce il vero bisogno di quell’istante. Lei sente nel suo essere l’inter-connessione tra tutto ciò che è vivo in un modo che al maschile resta celato. Lei sa che non si possono fare programmi quando le variabili in gioco sono così tante, ma sa che è possibile rispondere alla complessità con la saggezza che abbraccia l’unità e tutte le sue interconnessioni. Il divino femminile ci chiede di essere presenti alla vita in tutta la sua interezza, senza giudizio e senza fare programmi. Solo allora può cominciare a parlarci, rivelandoci il mistero della sua rinascita.

E poiché si tratta di una nascita, il femminile deve essere presente non soltanto come idea, ma come presenza vivente dentro di noi, uomini e donne. Anche se la donna è la piena incarnazione del divino femminile, parte del segreto viene condiviso con gli uomini, proprio come un figlio maschio porta in sé parte di sua madre, pur se in modo celato alle sue figlie. Vivere l’essenza del femminile è qualcosa che abbiamo quasi dimenticato: la nostra cultura patriarcale ha negato il suo potere e la sua vera saggezza, l’ha sterilizzata e separata dalla magia che appartiene ai ritmi della creazione. Ma noi abbiamo bisogno di lei, molto più di quanto non osiamo riconoscere.

Tuttavia per incontrare pienamente il divino femminile, il principio creativo della vita, dobbiamo essere pronti ad affrontare la sua rabbia, il dolore che le è stato procurato da tanti abusi. Per secoli la nostra cultura maschilista ha represso il suo potere naturale, ha incendiato i suoi templi, ucciso le sue sacerdotesse. Con la sua coazione a dominare e la sua paura del femminile, di tutto ciò che non riesce a comprendere o controllare, il patriarcato ha non soltanto trascurato il femminile, ma lo ha deliberatamente torturato e distrutto. Non lo ha soltanto stuprato, ma ha lacerato il tessuto stesso della vita, la primordiale interezza di cui lei è sempre stata la custode. E ora il femminile è arrabbiato, anche se la sua rabbia è stata a lungo repressa insieme alla sua magia.

Dare il benvenuto al femminile significa riconoscere ed accettare questo dolore e questa rabbia, insieme al ruolo che ciascuno di noi ha svolto in tanta dissacrazione. Le donne hanno troppo spesso colluso con il maschile, hanno negato il loro potere e la loro naturale magia, accettando invece valori e modalità di pensiero maschili. Le donne hanno tradito il loro Sé più profondo. Dobbiamo comunque fare attenzione a non cadere nella trappola di questa oscurità, nelle dinamiche dell’abuso, della rabbia e del tradimento.

E’ particolarmente facile per le donne identificarsi con la sofferenza del femminino, con il modo in cui è stato trattato dal maschile, proiettando sugli uomini dolore e rabbia. Ma questa è la via per finire ancora più inestricabilmente invischiati in una ragnatela che ci nega qualsiasi trasfor-mazione. Se ci identifichiamo con il dolore del femminile diventiamo facilmente agenti della sua rabbia, invece di penetrare nel mistero della sofferenza, nella luce che sempre si nasconde nell’oscurità. Nelle profondità del femminile esiste la profonda conoscenza che anche l’abuso fa parte del ciclo della creazione. La Grande Madre incarna l’intero che comprende perfino la negazione di Sé, e noi abbiamo bisogno della sua interezza per poter sopravvivere e rinascere.

La vera trasformazione, come ogni nascita, richiede tanto l’oscurità quanto la luce. Sappiamo che il femminile è stato sfregiato, proprio come il pianeta continua ad essere inquinato. Ma la donna che ha sperimentato il dolore del parto, che conosce il sangue versato nella nascita, viene sempre iniziata nell’oscurità: lei conosce i cicli della creazione in modi che sono celati al maschile. Occorre ora che lei offra sé stessa e la sua conoscenza all’attuale ciclo di morte e rinascita, per onorare così facendo tutto il dolore che ha sofferto. Allora potrà scoprire che la sua magia e il suo potere rinascono in modo nuovo e le vengono restituiti in forme che non potranno più essere contaminate dal maschile e dalla sua coazione ad accumulare potere. Ma senza la totale partecipazione di lei esiste il pericolo di dare alla luce un nato morto: l’attuale ciclo di creazione potrebbe non realizzare il suo potenziale.

Dobbiamo per prima cosa riconoscere la sofferenza del femminile, della terra stessa, o la luce che abita il femminile non ci verrà rivelata. Dobbiamo pagare il prezzo del nostro desiderio di dominare la natura, dei nostri atti di arroganza. Noi non siamo separati dalla vita, dai venti e dalle stagioni. Siamo parte della creazione e dobbiamo chiederle perdono, assumendoci la responsabilità dei nostri atteggiamenti e delle nostre azioni. Dobbiamo dirigerci consapevolmente verso la prossima era, riconoscendo i nostri errori. Soltanto così potremo onorare pienamente il femminino ed ascoltarne la voce. Tuttavia potremmo anche non riuscire a fare questo passo. Come bambini ribelli, potremmo non renderci conto del dolore che abbiamo procurato a nostra madre e finiremmo per non riconquistare la totalità che lei incarna. Saremmo allora destinati a rimanere nell’oscurità che sta cominciando a divorare le nostre anime, le vuote promesse del materialismo, il mondo scisso del fanatismo. Fare un passo verso la maturità comporta sempre il riconoscimento dei propri errori, del male che abbiamo commesso.

DARE ALLA LUCE LA NOSTRA TOTALITA’

E’ certamente una sfida avere accesso alla matrice del femminile, ed onorare qualcosa di sacro e semplice come la vera saggezza dell’esistenza. Nel momento in cui ci troviamo sull’orlo dell’ abisso globale questa saggezza ci serve molto più di quanto non ci rendiamo conto. Quante volte prima di oggi il nostro mondo è stato portato sull’orlo dell’estinzione, quante volte nei suoi milioni di anni di storia ha rischiato il disastro ? Ora che abbiamo creato la nostra stessa catastrofe con la nostra ignoranza e avidità, il primo passo da fare è chiedere aiuto alla nostra Madre ed prestare ascolto alla sua saggezza. Allora potremo trovarci in un ambiente molto diverso da quello che attualmente immaginiamo. Scopriremo che ci sono dei cambiamenti in corso nelle profondità della creazione di cui siamo parte, e che l’inquinamento e il dolore che abbiamo causato sono parte del ciclo della vita che comprende la sua apparente distruzione. Non siamo isolati, nemmeno nei nostri errori. Siamo parte del tutto della creazione anche quando neghiamo il tutto. Nella nostra arroganza abbiamo separato noi stessi dalla vita, eppure non potremo mai esserne staccati. Si tratta soltanto di un’illusione del pensiero maschile. La separazione non esiste. E’ soltanto un mito creato dall’ego.

Ogni cosa è parte del tutto, anche con i suoi errori e disastri. Quando faremo ritorno a questa semplice consapevolezza scopriremo che sono in corso dei cambiamenti per cui è richiesta la nostra partecipazione: occorre che noi siamo presenti. Vedremo che l’asse della creazione si sta spostando e qualcosa vedrà la luce in modo nuovo. E’ in corso la nostra rinascita, non come entità separate, ma come un tutto unico. Nella nostra coscienza maschile ci mancano i riferimenti per immaginare quale forma tutto questo potrà assumere, ma ciò non significa che non stia accadendo. Qualcosa dentro di noi sa che la nostra era attuale è finita, che il tempo della nostra separazione è terminato. Attualmente lo percepiamo soprattutto nel negativo, capendo che le attuali immagini di vita non si sostengono più, che il consumismo sta uccidendo la nostra anima e il nostro pianeta. Eppure c’è anche qualcos’altro là oltre l’orizzonte, una nuova alba che percepiamo anche se non riusciamo a vederla.

L’alba porta una luce, e questa luce ci sta chiamando, chiamando le nostre anime anche se forse non ancora le nostre menti. Ci sta chiedendo di essere accolta, di essere portata alla vita. Se oseremo fare questo, dire “si” a quest’alba, scopriremo che la luce è dentro di noi e che qualcosa dentro ciascuno di noi viene ora portato alla vita. Facciamo tutti parte di un mistero condiviso: siamo la luce celata nella materia che si sta risvegliando.

Per troppi secoli siamo stati intrappolati nel mito della separatezza, fino a che ci siamo isolati gli uni dagli altri e dalle energie della creazione che ci sostengono. Ma ora appare una luce sempre più intensa che porta con sé la sapienza dell’unità, quell’unità che è viva e porta l’impronta del divino. Questo è ciò che ci viene restituito. E’ questa la luce che si sta risvegliando. La luce del tutto è un riflesso della divina unità della vita, e ciascuno di noi è espressione diretta di questa unità. L’unità non è un concetto metafisico, ma qualcosa di molto semplice e ordinario. E’ qualcosa che abita in ogni respiro, nel battito d’ali di ogni farfalla, nella spazzatura abbandonata per le strade delle città. Questa unità è vita, vita non più esperita soltanto attraverso la visione frammentata dell’ego, ma conosciuta con il cuore e percepita nell’anima. Questa unità è la pulsazione del cuore della vita. E’ la creazione che riconosce il suo Creatore. In questa totalità la vita celebra sé stessa e la sua origine divina.

L’essenza del femminino conosce questa totalità. La sente nel suo corpo, nella sua saggezza istintiva. Ne conosce le interconnessioni proprio come conosce il modo giusto per nutrire i suoi bambini. Eppure fino ad oggi questa conoscenza non ha incontrato la luce luminosa della coscienza maschile. E’ rimasta nascosta dentro di lei, nell’oscurità del suo sé istintivo. E parte del dolore subito deriva proprio dal fatto che lei non ha saputo come usare la conoscenza nel mondo razionale e scientifico in cui abitiamo. Anziché valorizzare questo suo sapere, lei ha giocato i giochi del maschile, imitandone il modo di pensare, e mettendo da parte la sua conoscenza dei rapporti e degli schemi che appartengono alla creazione.

Ora è arrivato il momento che la saggezza del femminile si congiunga con la coscienza maschile, in modo da poter generare una nuova comprensione della totalità della vita ed aiutare il nostro mondo a guarire. Le nostre attuali soluzioni scientifiche provengono da strumenti maschili di analisi, da quello stesso assetto mentale di separazione che ha causato i problemi. Non possiamo più permetterci di isolarci dall’insieme di tutte le cose e la natura globale dei nostri problemi ce lo conferma. Il riscaldamento globale non è soltanto un’immagine o un concetto scientifico: è una drammatica realtà. Combinando tra loro saggezza maschile e femminile possiamo arrivare a comprendere i rapporti tra le parti e il tutto, e se ci poniamo all’ascolto possiamo sentire la vita che ci spiega come correggere l’attuale squilibrio.

Esiste una luce dentro la vita che gli alchimisti definiscono lumen naturae; essa è in grado di parlarci, di parlare alla luce della nostra consapevolezza. Si tratta di una comunicazione primordiale della luce con la luce nota a tutte le guaritrici nel momento in cui ascoltano il corpo del paziente e gli consentono di comunicare con loro, consentono che la sua luce dialoghi con la luce dentro di loro. E’ attraverso questo dialogo di luce che il guaritore sa dove appoggiare le mani, quali erbe sono necessarie, quali i punti su cui esercitare pressione. Questa comunicazione diretta si combina con la sapienza della guarigione che ha acquisito, permettendo che si compia un’alchimia in grado di risvegliare l’energia del paziente e di riallineare corpo e anima. E’ così che accade la vera guarigione e ciò che vale per l’individuo vale anche per il mondo, eccetto il fatto che nel secondo caso ognuno di noi è sia paziente che guaritore. Le ferite e gli squilibri del mondo sono le nostre ferite e i nostri squilibri e noi possediamo dentro di noi la conoscenza e la comprensione per riallineare noi stessi e il mondo. Tutto questo fa parte del mistero della totalità della vita.

Il femminile può offrirci il modo per capire come tutte le diverse parti dell’esistenza sono legate tra di loro e quali sono gli schemi di collegamento, le interconnessioni che nutrono la vita. Il femminile può aiutarci a vedere consapevolmente ciò che le è noto istintivamente: che tutto appartiene ad un insieme vivente, organico, in cui tutte le parti della creazione comunicano tra loro, e in cui ogni cellula della creazione esprime la totalità in maniera unica. La comprensione dell’organica totalità della vita è insita nella conoscenza istintiva del femminile: quando essa si combina con la coscienza maschile può essere comunicata per mezzo delle parole e non più soltanto attraverso il sentire. Possiamo mettere insieme la scienza della mente e i sensi con la sapienza interiore. Possiamo ricevere una mappa del pianeta che ci consentirà di vivere in armonia creativa con l’esistenza intera.

UNA NUOVA MAGIA E’ FRA NOI

Ma cosa significa rivendicare il femminino? Significa onorare il nostro sacro legame con la vita che è presente in ogni momento. Significa rendersi conto che la vita è totalità e cominciare a riconoscere le interconnessioni che costituiscono la rete della vita. Significa comprendere che ogni cosa, ogni atto, perfino ogni pensiero influenza il tutto. Significa anche permettere che la vita ci parli. Siamo costantemente bombardati da talmente tanti stimoli, messaggi dei media e pubblicità che non riusciamo più facilmente ad ascoltare la semplice voce della vita. Ma la voce è presente, anche dietro il miraggio delle nostre paure, desideri, ansie e aspettative. La vita aspetta che ci mettiamo ad ascoltare: occorre soltanto che siamo presenti ed attenti. Sta cercando di comunicarci i segreti della creazione, così che noi possiamo essere partecipi della meraviglia che sta venendo alla luce.

Siamo stati esiliati dalla nostra stessa casa, accettando in cambio di comprare un terreno arido pieno di fantasie senz’anima. Ora è tempo di tornare a casa, di reclamare ciò che ci appartiene: la vita sacra di cui siamo parte. Questo è ciò che ci aspetta, e i segnali sono visibili tutt’intorno a noi, non soltanto nella nostra insoddisfazione, nella sensazione che siamo stati usati, che ci è stato mentito. I segnali sono in quella sorta di magia che sta cominciando a manifestarsi, come il battito d’ala degli angeli che sentiamo, anche se non riusciamo a vederlo. Ci viene fatto ricordare ciò che siamo veramente, la divina presenza che sta in noi e in tutto ciò che vive. Aneliamo a questa magia, ad una vita che rimetta insieme il mondo di fuori con il mondo di dentro. E tutto questo è già dentro di noi in modi che neanche immaginiamo. Dobbiamo soltanto essere aperti e ricettivi e dire “si” a ciò che non possiamo vedere o toccare, ma che possiamo sentire e a cui possiamo rispondere.

Per ciascuno di noi l’incontro dei mondi sarà diverso, unico, perché ciascuno di noi è diverso e unico. E’ il sacro che abita la vita a parlarci nel nostro stesso linguaggio. Forse per un giardiniere sarà la magia delle piante a parlare, per una mamma qualcosa di inatteso nel comportamento dei suoi bambini – è sempre qualcosa che intravediamo, ma non conosciamo ancora – una promessa nota che da tempo attendevamo. I bambini la riconoscono subito, ma in fondo per loro non è niente di insolito: è parte dell’aria che respirano, della luce in cui vivono. Non sono ancora stati completamente espropriati, e forse cresceranno in un mondo in cui la magia permane. Il mistero del divino femminile ci parla dal cuore della sua creazione. Non si tratta di un dio lontano nei cieli, ma di una presenza che è qui con noi, che ha bisogno della nostra risposta. Lei e’ il divino che ritorna a reclamare la sua creazione, la vera meraviglia di ciò che significa essere vivi. Noi l’abbiamo dimenticata, proprio come abbiamo dimenticato tanto di ciò che è sacro, eppure lei resta sempre una parte di noi. Ora lei ha bisogno di farsi di nuovo conoscere, non solo come mito, come immagine spirituale, ma come qualcosa che appartiene al sangue e al respiro. Lei può risvegliarci all’aspettativa che è nell’aria, ad un antico ricordo che ritorna in vita in modo nuovo. Lei può aiutarci a dare alla luce il divino che è in noi, la totalità che è intorno a noi. Lei può aiutarci a ricordare la nostra vera natura.